Il presente è uno spazio sospeso

circondato dal tempo. Passato e futuro lo divorano, senza sosta.

Comunemente si dice che lo storytelling sia nato nel momento in cui fu scoperto il modo di accendere un fuoco, cosa che permise di raccontare storie illuminati dalla luce tremolante delle fiamme, che strappavano al buio della notte dei tempi la cupezza della mancanza del sole.

Probabilmente, comunque, si raccontavano storie già molto tempo prima; al buio, se necessario.

Diventare padroni del fuoco ha messo addosso ai primi umani un’arroganza che non si estingue, ancora a migliaia di anni di distanza.

Le storie che si raccontavano di persona, con la bocca, sono divenute pietra, poi carta di papiro, e poi ancora carta stampata.

La tradizione orale, che permetteva di trasmigrare la cultura e le informazioni da una generazione all’altra, si armò della parola scritta per sfidare il tempo.

Dagli scriba agli amanuensi, dai primi stampatori cinquecenteschi fino ai tipografi, le storie hanno trovato il modo di sopravvivere ai secoli, di moltiplicarsi, di diventare un bene diffuso.

Erano passati già duemila anni dalla nascita di Cristo che qualcosa di ancora più inquietante e mistico mutò le cose ancora una volta.

Una nuova rivoluzione aveva investito il mondo delle parole, di nuovo moltiplicando e disperdendo, rendendo accessibile e immateriale ciò che era già nato immateriale, decine, centinaia di migliaia di anni prima.

Il nuovo mondo digitale stava nascendo, e un codice binario permetteva ora di conservare le parole in un non-luogo di facile accesso, una rete interconnessa dove il tempo sembrava sospeso, e dove non calava mai il sole.

E’ così che oggi, anche di notte e senza alcun fuoco, possiamo leggere una pagina web indipendentemente dalla distanza fisica che ci separa dai server in cui questa è custodita.

Le parole sono le protagoniste della Rivoluzione Digitale, e se qualcuno ti dice qualcosa di diverso sta mentendo.

Quando Tim Berners-Lee inventò la Rete pensava che potesse essere un modo per “condividere le informazioni’ in una più grande comunità di lettori, che in quel caso erano gli scienziati del Cern e tutti quelli che in qualche modo potevano avere accesso ai primissimi web server e ai software che permettevano di ‘navigare’ i documenti formattati a tale scopo.

Scienziati, dunque, che pensavano che le parole e i numeri fossero un veicolo di conoscenza esatta, di un sapere tecnico da condividere.

Non sapevano invece che le parole sarebbero venute ad impossessarsi di quel nuovo mezzo; fino a generare un Nuovo Mondo, tutto virtuale ma non meno vasto e ricco e caotico di quello normale, fatto di silicio e carbonio.

La Rivoluzione Digitale era di nuovo l’alba di un’Era che aveva riscoperto il fuoco, permettendo agli uomini e alle donne moderni di continuare a raccontare storie per illuminare la notte, e accompagnare i sogni verso l’arrivo di un giorno nuovo, appena percettibile all’orizzonte.

La ricerca di significato
è quindi come una barca a vela nell'oceano.

Quando il vento batte e il mare è mosso è fondamentale tenere dritto il timone.
Quando c'è calma piatta si aggiusta la vela per navigare verso l'orizzonte.

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